In attesa dell’auspicato pubblico dibattito-consiglio-conferenza sulle sorti della Chelliana, che spero mi vedrà invitato, voglio ringraziare tutti coloro che hanno dimostrato di avere a cuore le sorti del nostro patrimonio culturale ( enti, associazioni, partiti, ma anche molti cittadini che mi hanno contattato personalmente) dimostrando quanto trasversale sia il proritario interesse per la nostra città. E voglio anche chiarire quegli aspetti che malignamente qualche giullare di corte utilizza per svilire la questione dello scellerato trasferimento confondendo le idee ai lettori. I famosi centomila euro del mio onorario sono il totale compreso di spese e Iva di un lavoro che si è sviluppato per circa sei anni, che ha visto l’impegno di professionalità e di collaboratori a mio carico, ma che ha anche visto ottenere, aldilà di tutti i pareri tecnici necessari, un finanziamento di quasi 2 milioni di euro dal Monte dei Paschi.
Aggiungo che al mio onorario è stata applicata una decurtazione del 50%, da me accettata perché gratificato dal prestigio di lavorare per la biblioteca della mia Città, per quella biblioteca dove vorrei che le mie figlie studiassero come ho fatto io.
Credo, invece, che il linguaggio astioso utilizzato da chi si propone come curatore di interessi culturali cittadini, peraltro pagato dalla collettività – mi pare costi 600 mila euro annui l’apparato della Fondazione Cultura di cui una parte destinato a pagare il contratto a tempo indeterminato del direttore Cedav Mauro Papa – mal si addice a supportare le “nobili” iniziative di descrivere la città futura o città visibile all’interno di vuoti e retorici seminari. La vera città visibile è quella sotto gli occhi di tutti i cittadini con il degrado che attanaglia il centro storico, con i quartieri periferici sommersi dal disinteresse, una città priva di piste ciclabili dove anche le nuove lottizzazioni ne sono prive, dove nemmeno le regole del nuovo regolamento urbanistico vengono rispettate dall’ente che le promuove (il Comune), dove si è travolti da incertezze normative, il caso dei gazebi, l’ultimo dietrofront sui sottotetti .
E’ quella città che si troverà due Centri commerciali, quando forse non ne serviva nemmeno uno, che ha speso 7 milioni di euro per comprare un “cinemone” che i soliti giullari di corte chiamano teatro, che spende oltre un milione di euro per fare redditizi loculi e non investe un centesimo per realizzare una sala del commiato, un giardino della memoria, un tempio crematorio come da molti anni la Soc.crem.mar chiede. E’ quella città che sopporta il degrado ed il crollo continuo dell’Ospedale Vecchio -di proprietà comunale -, ritrovo di carcasse di animali e di piccioni, e ascolta il Sindaco ammonire i privati proprietari di immobili in stato di abbandono.
E’ questa la città che i nostri pseudourbanisti dell’ultimora non vedono Forse troppo impegnati ad organizzare velleitari e fumosi seminari, non riescono a comprendere ciò che anche il semplice bottegaio, il cittadino comune coglie.
Comunque, alla fine almeno si saprà chi sarà l’artefice della ferita mortale alla storia centenaria della nostra Chelliana e coloro invece che sono stati contrari alla sua soppressione. Spero che rimanga scritto nei documenti chi avrà osteggiato la scellerata scelta di trasferire altrove (?) la storica istituzione.
Architetto Roberto Aureli
Albo Pianificatori Paesaggisti Conservatori di Grosseto n° 81